Raffaele Iavazzo, Le domande dei preti - Il problema è sempre lo stesso: considerare che al prete sia capitata altra sorte. Lui è diverso, è chiamato a cose alte, è un prescelto. Ma ha una biologia...
Il problema è sempre lo stesso: considerare che al prete sia capitata altra sorte. Lui è diverso, è chiamato a cose alte, è un prescelto. Ma ha una biologia normale e il suo corpo è l’unico a saperlo. Per questo ha studiato e pregato per anni, si dice. Ma è un lungo cammino di preparazione, che quando la vita si presenta con problemi grossi si dilegua, come un vile traditore, una preparazione che si dimostra senza aggancio che valga, senza consistenza, senza offrire alcuna protezione. Accade così anche nella fatica di essere soli, con i compiti che diventano sempre più numerosi e frustranti, perché le prime vittime degli altari vuoti sono proprio i preti rimasti. Ci vuole una riflessione comunitaria su che cosa significa essere
popolo di Dio. Il prete in questo popolo è ritenuto padre, ma vuole essere anche fratello, figlio e magari sposo.